La lingua invisibile

Prima delle parole

esisteva il suono.

Il vento tra le rocce,

il mare che respira sulla riva,

la pioggia che batte il tempo sulla terra.

La natura aveva già composto

la sua prima sinfonia.

L’uomo, ascoltando,

imparò a rispondere.

Dalla voce nacque il canto,

dal legno e dal metallo nacquero gli strumenti,

e da quel dialogo antico

nacque la musica.

Da allora accompagna i nostri giorni

come una lingua invisibile

che tutti comprendono.

Sa consolare il cuore stanco,

accendere il coraggio negli stadi in festa,

sussurrare pace tra popoli lontani,

o sollevare una rivoluzione

quando la libertà cerca voce.

A volte diventa gesto d’amore:

una melodia per aiutare chi soffre,

una nota lieve che sfiora

persino chi dorme nel silenzio di un coma.

La musica ha mille forme

e un solo destino:

ricordarci che siamo vivi.

Perché ogni nota, in fondo,

è una piccola scintilla di speranza

che l’uomo lancia nel mondo.

E anche ora,

mentre scriviamo queste righe,

una musica ci accompagna.

La ascoltiamo sorridendo,

con la segreta impazienza

di lasciare nell’aria

qualche emozione capace di viaggiare lontano

come una canzone nel vento.


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