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Sussurri di vetro

C’è una bilancia, in fondo alla stanza,

che non misura il peso del corpo,

ma il silenzio del cuore.

Ogni cifra che appare

è una parola non detta,

un abbraccio mancato,

un sorriso che non è arrivato a destinazione.

Nel riflesso di uno specchio stanco

si piegano le spalle di chi crede

che “leggero” significhi “felice”.

Ma è un’illusione,

un filo sottile teso tra paura e speranza,

dove i bulli gettano ombre

e l’anima si stringe, credendo di sparire.

Non è il cibo il nemico,

ma quel vuoto invisibile

che graffia dall’interno,

cresciuto tra frasi feroci e attenzioni negate.

Eppure, c’è una porta —

aprirla non è debolezza.

Dietro, uno psicologo che ascolta

senza giudicare,

una madre o un padre che tengono la mano

senza chiedere “perché”,

un amico che non misura, ma accoglie.

Perché la bilancia può essere anche un ponte,

se impariamo a pesarci non in chili,

ma in carezze,

in sogni,

in momenti in cui il cuore

trova il coraggio di dire:

“Ho bisogno di aiuto”.


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