Non chiedermi il nome del tuo Dio,
né il colore delle tue preghiere.
Oggi lasciamo che sia il silenzio
a parlare per noi.
C’è una Pasqua che non ha altari,
né confini tracciati sulle mappe,
una Pasqua che nasce nella terra
quando un uomo tende la mano
e un altro smette di avere paura.
È lì che risorge la vita,
non nei cieli lontani,
ma negli occhi stanchi
di chi sceglie ancora di credere.
Abbiamo costruito muri di parole,
vestito la verità di bandiere,
dimenticando che il respiro
ha lo stesso suono in ogni lingua.
E mentre il mondo si spezza
tra guerre che non sanno più perché,
tra cieli offuscati dal fumo
e mari che chiedono perdono,
la Terra ci guarda in silenzio
e aspetta.
Aspetta un gesto semplice,
una tregua che nasca dal cuore,
un passo indietro dall’orgoglio
per fare spazio all’amore.
Non serve una croce,
né un tempio, né un libro:
serve un uomo che riconosca
nell’altro se stesso.
Allora sì, sarà Pasqua.
Sarà Pasqua quando una madre
non dovrà più insegnare ai figli
il suono delle sirene.
Sarà Pasqua quando la luce
non verrà da una fiamma solitaria,
ma da milioni di mani unite
a proteggere il domani.
E in quel giorno senza nome,
senza religione e senza paura,
la pace non sarà un sogno
ma un’abitudine.
E l’amore, finalmente,
la lingua del mondo.

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