Napoli, quando decide di essere onesta, non ti manda segnali.
Ti mette davanti le persone.
Boruma e Rosy camminavano senza una direzione precisa, ma con quella strana sensazione che a Napoli non esiste il caso. Le strade sembravano scegliere loro, piegandosi tra i vicoli come fanno certi discorsi quando stanno per diventare verità.
Erano arrivati nei pressi dei Quartieri Spagnoli, dove le case si guardano negli occhi e la vita non ha spazio per essere elegante.
Solo per essere vera.
Un motorino passò lento.
Troppo lento.
Boruma lo guardò appena, più per abitudine che per sospetto.
Poi si fermò.
Non subito.
Un secondo dopo.
Quel tipo di ritardo che non è distrazione.
È riconoscimento.
Il dettaglio
Il casco non era chiuso bene.
Il modo di stare seduto non era composto.
Una mano lasciata molle sul manubrio, l’altra che faceva un gesto mentre parlava da solo.
Boruma sorrise.
Piano.
Quasi infastidito.
«No…»
Rosy lo guardò.
«Che succede?»
Boruma non rispose subito.
Seguì con lo sguardo quel motorino che si fermava poco più avanti.
Poi il ragazzo si tolse il casco.
E si girò.
Napolina
Napolina
Non era cambiato.
E allo stesso tempo sì.
Stessa faccia da uno che sa sempre qualcosa in più.
Stesso sguardo che ti studia senza chiedere il permesso.
Stessa aria di chi ha sofferto… ma ha deciso di non farne un mestiere.
«Borù…» disse, come se si fossero visti il giorno prima.
Silenzio.
Boruma lo guardò.
Poi fece un mezzo sorriso.
«E certo… mo’ pure qua.»
Napolina allargò le braccia.
«E dove volevi che stessi? A Milano a fare l’intellettuale?»
Boruma fece una smorfia.
«Tu intellettuale? Al massimo fai il filosofo da bar.»
Napolina si avvicinò.
Si guardarono.
Un secondo.
Due.
Poi si abbracciarono.
Senza forza.
Senza distanza.
Il passato che non pesa
Rosy osservava.
Non entrava.
Capiva.
«Lei?» chiese Napolina, accennando con la testa.
«Lei,» rispose Boruma.
Rosy fece un piccolo cenno.
Napolina la guardò meglio.
«Ah… allora è seria la cosa.»
Boruma lo colpì piano sul braccio.
«Statte zitto.»
Napolina sorrise.
E in quel sorriso c’era tutto:
Como
la casa condivisa
i silenzi strani
le risate fuori luogo
Como
Non servì parlarne.
Arrivò da solo.
Un’immagine.
Una cucina piccola.
Una finestra che dava su niente.
Due piatti.
Tre.
A volte quattro.
Napolina che cucinava senza chiedere se ti andava.
Boruma che osservava senza capire fino in fondo.
«Ti ricordi quando pensavi di sapere tutto?» disse Napolina.
Boruma rise.
«Io ancora lo penso.»
Napolina lo guardò.
«Sì… però adesso fai meno danni.»
La verità
Camminavano.
Tutti e tre.
Napoli attorno.
Sempre viva.
Sempre presente.
«Te lo ricordi quando mi hai detto che avevi paura?» disse Boruma.
Napolina non abbassò lo sguardo.
«Io non avevo paura.»
Pausa.
«Avevo paura di perdermi per non farmi vedere.»
Silenzio.
Rosy ascoltava.
Boruma annuì piano.
«E poi?»
Napolina fece spallucce.
«Poi ho capito che vivere nascosto è più faticoso che essere giudicato.»
Il punto esatto
Si fermarono.
Una strada stretta.
Una luce che cadeva di lato.
Una signora li guardava dal balcone come se li conoscesse da sempre.
Boruma guardò Napolina.
E capì.
Non quello che era diventato.
Ma quello che aveva avuto il coraggio di essere.
La frase
Il Sigillo si scaldò appena.
Come se approvasse.
E dentro Boruma si formò una verità pulita:
“Chi ti mette in crisi… non ti allontana.Ti libera.”
Il presente
Napolina guardò Boruma.
«E tu?»
«Io che?»
«Sei tornato per restare o per fare il turista emotivo?»
Rosy abbassò lo sguardo.
Sorridendo.
Boruma sospirò.
Guardò Napoli.
La gente.
Le luci.
Il caos.
La verità.
Poi fece un mezzo sorriso.
«Stavolta… resto.»
Napolina annuì.
«E allora preparati.»
«A cosa?»
Napolina fece un passo indietro.
Sorrise.
Quel sorriso.
Quello che precede sempre qualcosa.
«Napoli non perdona chi torna a metà.»
Ultima immagine
Un pallone rimbalzò tra i vicoli.
Un bambino lo inseguì.
Una voce lo chiamò.
La città continuava.
Sempre.
Boruma guardò Napolina.
Poi Rosy.
Poi Napoli.
E capì.
non era più solo
e non poteva più mentire
E mentre riprendevano a camminare, uno accanto all’altro, senza bisogno di dire altro, Napoli non li accolse.
Li mise alla prova.
E loro…
stavolta…
non scapparono.

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