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CAPITOLO XCII — Il Libro che Ricorda

Il Custode rimase immobile.

Tra le mani teneva il piccolo volume rivestito in pelle.

La libreria era tornata silenziosa.

Fuori Napoli continuava a vivere.

Motorini.

Voci.

Campane.

Mare.

Dentro invece il tempo sembrava essersi fermato.

Come se i secoli avessero deciso di sedersi ad ascoltare.

L’uomo accarezzò lentamente la copertina.

Non con rispetto.

Con affetto.

Come si accarezza il volto di qualcuno che si ama da molto tempo.

«Sapete qual è il più grande errore degli uomini?»

Nessuno rispose.

Napolina fece per parlare.

Poi ci ripensò.

E questo, da solo, era un evento storico.

Il Custode sorrise.

«Pensano che la storia sia fatta dai re.»

Fece una pausa.

«O dalle guerre.»

Le dita scorsero sulla pelle consumata del libro.

«Ma la storia è fatta dai nomi.»

Valerio inclinò leggermente il capo.

Come faceva sempre quando qualcosa lo colpiva davvero.

«Perché i nomi?»

L’anziano lo guardò.

E nei suoi occhi comparve una luce antica.

«Perché dietro ogni nome esiste una storia.»

Poi aggiunse:

«E dietro ogni storia esiste una scelta.»

Cru era sdraiato ai piedi di Boruma.

Ma teneva gli occhi aperti.

Vigile.

Come se percepisse qualcosa.

O qualcuno.

Rosy osservava il Custode.

Alessio osservava Valerio.

Boruma osservava tutti.

Come aveva imparato a fare durante una vita intera trascorsa ad ascoltare gli esseri umani.

Il Custode aprì lentamente il libro.

Le pagine scricchiolarono.

Come foglie d’autunno.

Tutti si aspettavano mappe.

Codici.

Disegni.

Segreti.

Trovarono nomi.

Migliaia di nomi.

Scritti a mano.

Uno dopo l’altro.

Per pagine e pagine.

Napolina sbatté le palpebre.

«Aspetta.»

Indicò il libro.

«Abbiamo rischiato di essere inseguiti da una setta millenaria per un elenco telefonico?»

Perfino il Custode rise.

Una risata breve.

Ma sincera.

«No.»

Chiuse lentamente il volume.

«Questi non sono nomi qualsiasi.»

Il sole entrò dalla finestra.

Illuminando una pagina.

Boruma si avvicinò.

Le lettere sembravano antichissime.

Alcune greche.

Alcune arabe.

Alcune latine.

Alcune scritte in lingue che nessuno riconosceva.

Come se il Mediterraneo intero fosse passato da lì.

«Chi sono?»

domandò Rosy.

Il Custode rimase in silenzio.

Poi rispose.

Piano.

Troppo piano.

«Persone che hanno scelto.»

Nessuno comprese.

Almeno non subito.

L’uomo si avvicinò a uno scaffale.

Estrasse una piccola scatola di legno.

La aprì.

Dentro c’era una rosa essiccata.

E accanto.

Una spina di cactus.

Conservate insieme.

Da secoli.

Napolina si grattò la testa.

«Va bene.»

Guardò la rosa.

Poi la spina.

Poi il Custode.

«Ormai accetto qualsiasi cosa.»

L’anziano sorrise.

«Conoscete davvero la storia della Rosa e del Cactus?»

Silenzio.

Boruma scosse la testa.

«Molto tempo fa…»

cominciò il Custode.

«Quando il Mediterraneo era ancora un ponte e non una frontiera…»

Il vento attraversò la libreria.

Le pagine si mossero da sole.

Cru sollevò la testa.

«…una ragazza proveniente dalle coste del mare incontrò un uomo del deserto.»

Rosy ascoltava.

Valerio non batté ciglio.

Perfino Alessio sembrava ipnotizzato.

«Lei insegnava a fidarsi.»

L’anziano sollevò la rosa.

«Lui insegnava a resistere.»

Poi mostrò la spina.

«Erano opposti.»

Fece una pausa.

«Come il mare e la sabbia.»

Il sole illuminò il viso del Custode.

Per un istante sembrò molto più giovane.

Molto più antico.

«Ma scoprirono una verità.»

Gli occhi si posarono su Boruma.

Poi su Rosy.

«Nessuna rosa sopravvive senza forza.»

Indicò la spina.

«E nessun cactus fiorisce senza amore.»

Silenzio.

Profondo.

Umano.

Boruma sentì qualcosa muoversi dentro di sé.

Non un ricordo.

Una consapevolezza.

Come se quella leggenda parlasse di molto più di due persone vissute secoli prima.

Fu allora che accadde.

Il Custode voltò una pagina.

Poi un’altra.

Poi si fermò.

Improvvisamente.

Il colore sparì dal suo volto.

Valerio lo notò subito.

«Che succede?»

L’uomo non rispose.

Continuava a fissare il libro.

Come se stesse guardando qualcosa di impossibile.

Rosy si avvicinò.

«Cosa c’è?»

Il Custode alzò lentamente lo sguardo.

Gli occhi colmi di incredulità.

«Non può essere.»

«Cosa?»

domandò Boruma.

L’anziano indicò la pagina.

Una sola riga.

Un solo nome.

Appena comparso.

Come se fosse stato scritto in quell’istante.

E per la prima volta dopo decenni…

il Custode ebbe paura.

Perché il nome era:

Boruma.


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