L’estate non arriva.
Si ricorda.
Abita da sempre
in un cassetto del cuore
dove il tempo non riesce ad entrare.
È il rumore di un pallone
contro un muro assolato.
È una bicicletta che corre
verso il mare
senza sapere davvero dove andare.
È una canzone lontana
uscita da una finestra aperta,
capace di trasformare
un pomeriggio qualunque
in un ricordo eterno.
Da bambino bastava giugno.
Le giornate si allungavano
e con loro si allungavano i sogni.
Sembrava che ogni desiderio
potesse finalmente trovare la strada di casa.
Le amicizie diventavano fratellanze.
Gli amori sembravano immortali.
Il sole accendeva colori
che durante l’inverno
nessuno riusciva nemmeno a immaginare.
E noi,
inermi e felici,
ci lasciavamo attraversare dalla luce.
Per questo a Napoli
non la chiamiamo semplicemente estate.
La chiamiamo
’A Staggione.
Come si chiamano le cose importanti.
Come si chiamano le persone amate.
Perché non è un periodo dell’anno.
È uno stato dell’anima.
È quella voce che ci sussurra
di rallentare.
Di guardare il mare.
Di ridere di più.
Di preoccuparci un po’ meno.
Di ricordare che la vita
non è fatta soltanto di traguardi,
ma anche di tramonti.
E forse il suo segreto è proprio questo.
Sapere che finirà.
Come una festa bellissima.
Come l’ultimo giorno di vacanza.
Come un tramonto sul Mediterraneo.
Perché ogni gioia,
per essere davvero tale,
ha bisogno di essere fragile.
E allora benvenuto,
solstizio d’estate.
Accendi ancora una volta
i nostri ricordi.
Fai correre i bambini
che vivono dentro di noi.
E quando arriverà settembre,
lasciaci almeno una manciata di luce
nelle tasche del cuore.
Per affrontare il nuovo inverno
con il sole ancora negli occhi.

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