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CAPITOLO XCVII — La Biblioteca del Mare

Il vento entrò nella libreria senza aprire la porta.

Portava con sé il profumo del mare.

Salsedine.

Legno.

Alghe.

E quel sentore indefinibile che appartiene soltanto ai porti antichi.

Boruma inspirò lentamente.

Chiuse gli occhi.

Per un istante non si trovava più nella libreria.

Era un ragazzo.

Camminava sul lungomare.

Sua madre gli teneva la mano.

Gli sorrideva.

Poi la visione svanì.

Come un’onda che torna al mare.

L’uomo osservò tutti.

Uno ad uno.

Come se aspettasse che ognuno ritrovasse il proprio respiro.

Poi parlò.

«Sapete perché il Mediterraneo è diverso da ogni altro mare?»

Napolina alzò un dito.

«Perché ci fanno la frittura migliore del pianeta?»

L’uomo scoppiò a ridere.

Una risata limpida.

«Anche.»

Perfino il Custode sorrise.

«No.»

Continuò.

«Perché il Mediterraneo non divide i popoli.»

Fece una pausa.

«Li costringe a guardarsi.»

Il silenzio cadde nella stanza.

Rosy abbassò gli occhi.

Quelle parole sembravano appartenerle.

«Chi vive accanto a un oceano può fuggire.»

disse l’uomo.

«Chi vive accanto al Mediterraneo…»

guardò Boruma.

«…prima o poi incontra sé stesso.»

Valerio rimase immobile.

«È per questo che il Sigillo è nato qui?»

L’uomo annuì.

«Non perché questo sia il mare più importante.»

Sfiorò lentamente il Libro.

«Ma perché è il mare che ha ascoltato più lingue, più preghiere, più lacrime e più speranze di qualunque altro.»

Il Custode prese fiato.

Sembrava combattuto.

Poi parlò.

«Raccontaglielo.»

L’uomo rimase in silenzio.

Come se aspettasse quel momento da molti anni.

«Esiste una biblioteca…»

cominciò.

«…che nessuna mappa ha mai riportato.»

Napolina sospirò.

«E ti pareva.»

«Non è fatta di pietra.»

continuò l’uomo.

«Non è fatta di legno.»

Rosy lo guardò.

«Di cosa è fatta?»

L’uomo sorrise.

«Di ricordi.»

Boruma sentì un brivido.

«Ogni volta che qualcuno sceglie l’amore invece dell’odio…»

proseguì.

«…una nuova pagina viene scritta.»

«Dove?»

domandò Alessio.

L’uomo indicò il mare.

Non la finestra.

Non la città.

Il mare.

Come se potesse vederlo attraverso le pareti.

«Nella Biblioteca del Mediterraneo.»

«Esiste davvero?»

sussurrò Rosy.

«Ogni volta che una madre perdona.»

«Ogni volta che un padre continua ad amare i propri figli anche quando la vita li tiene lontani.»

Boruma abbassò lo sguardo.

L’uomo continuò.

«Ogni volta che un fratello tende la mano all’altro.»

Gli occhi si posarono su Alessio e Valerio.

«Ogni volta che uno sconosciuto decide di aiutare qualcuno senza aspettarsi nulla in cambio.»

Il Custode chiuse gli occhi.

Napolina smise perfino di respirare.

«…una pagina compare nella Biblioteca.»

Cru si alzò.

Camminò lentamente fino alla finestra.

Guardava verso il golfo.

La coda si muoveva piano.

Come se avesse riconosciuto qualcosa.

Fu allora che accadde.

La bussola.

Posata sul tavolo.

Cominciò a emettere una luce tenue.

Non azzurra.

Non dorata.

Color ambra.

Il colore del tramonto.

L’ago iniziò a ruotare.

Lentamente.

Poi si fermò.

Non indicava più Posillipo.

Non indicava il Libro.

Non indicava Boruma.

Indicava il mare.

L’uomo sorrise.

Questa volta con una malinconia infinita.

«È arrivato il momento.»

«Di cosa?»

domandò Boruma.

L’uomo lo guardò.

Con la dolcezza di chi sa che alcune risposte cambiano una vita.

«Di smettere di cercare il Sigillo.»

Fece una pausa.

«E di cominciare a cercare le persone che lo custodiscono.»

Fuori.

Sul lungomare.

Una bambina raccolse una conchiglia.

La portò all’orecchio.

Sorrise.

Poi corse incontro al padre.

Senza sapere che, nello stesso istante…

molto lontano…

nella Biblioteca del Mare…

una nuova pagina aveva appena iniziato a scriversi.


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