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CAPITOLO XCVI — Il Peso delle Scelte

Le campane smisero di suonare.

Il silenzio che seguì sembrò attraversare perfino le pagine dei libri.

L’uomo rimase immobile.

Tra le mani stringeva ancora la piccola tazzina di caffè.

Il vapore saliva lentamente.

Come se il tempo, intorno a lui, scorresse con una velocità diversa.

Boruma non riusciva a distogliere lo sguardo.

Non aveva paura.

Provava qualcosa di molto più difficile.

Familiarità.

Come quando incontri una persona mai vista e, senza sapere perché, hai la certezza di conoscerla da sempre.

«Tu non sei il Custode.»

disse Boruma.

L’uomo sorrise.

«No.»

«Non appartieni alla Casta.»

«No.»

«E allora chi sei?»

L’uomo bevve l’ultimo sorso di caffè.

Posò lentamente la tazzina sul tavolo.

Il rumore della porcellana riecheggiò nella libreria.

«Sono un uomo che ha imparato troppo tardi una verità.»

«Quale?»

domandò Rosy.

L’uomo la guardò con dolcezza.

«Che il bene non si difende soltanto combattendo.»

Fece una pausa.

«Si difende scegliendolo. Ogni giorno.»

Napolina si grattò la testa.

«Scusatemi…»

Tutti si voltarono verso di lui.

«Quindi tutta questa faccenda millenaria, i simboli, le porte, il Sigillo… alla fine riguarda le scelte?»

L’uomo rise.

Una risata sincera.

«Esattamente.»

Napolina spalancò le braccia.

«Potevate dirlo quarant’anni fa!»

Perfino il Custode scoppiò a ridere.

La tensione si spezzò.

Per un momento.

Ed era esattamente ciò di cui avevano bisogno.

L’uomo si avvicinò lentamente a uno degli scaffali.

Sfiorò i dorsi dei libri.

«Guardate questi volumi.»

Nessuno parlò.

«Molti credono che custodiscano segreti.»

Scosse il capo.

«Custodiscono persone.»

Boruma lo osservava.

«Persone?»

«Ogni libro racconta la vita di qualcuno che, nel momento decisivo, ha scelto l’amore invece dell’odio.»

Rosy abbassò lo sguardo.

Quelle parole sembravano attraversarla.

Valerio parlò quasi senza accorgersene.

«E chi sceglie l’odio?»

L’uomo rimase in silenzio.

Poi rispose.

«Scrive comunque una storia.»

Fece una pausa.

«Ma nessuno desidera rileggerla.»

Cru si avvicinò.

Per la prima volta.

Non ringhiava.

Non abbaiava.

Appoggiò semplicemente il muso contro la mano dell’uomo.

L’uomo lo accarezzò.

«Gli animali riconoscono ciò che gli uomini dimenticano troppo spesso.»

Boruma sorrise.

«Che cosa?»

«La sincerità.»

Il Custode osservava la scena.

Sembrava emozionato.

«Non vedevo Cru fidarsi così in fretta di qualcuno.»

L’uomo alzò appena lo sguardo.

«Non si è fidato di me.»

Accarezzò ancora il cane.

«Ha riconosciuto ciò che porto nel cuore.»

Quelle parole rimasero sospese nell’aria.

Fu Alessio a romperne l’incanto.

«Tu ci conosci.»

Non era una domanda.

L’uomo annuì.

«Vi conosco.»

«Da quanto?»

Lo sguardo dell’uomo si perse verso la finestra.

Dove il sole stava lentamente cambiando colore.

«Da prima che vi incontraste.»

Nessuno riuscì a parlare.

Boruma sentì il cuore accelerare.

«Allora dimmi una cosa.»

L’uomo lo guardò.

«Perché proprio noi?»

L’uomo non rispose subito.

Prese la bussola d’argento.

La osservò.

L’ago aveva smesso di muoversi.

«Perché il Sigillo non sceglie i più forti.»

Posò la bussola nel palmo di Boruma.

«Sceglie chi, dopo essere caduto, ha deciso di rialzarsi senza smettere di amare.»

Boruma rimase immobile.

Quelle parole gli riportarono alla mente sua madre.

Shelley.

I corridoi del pronto soccorso.

I volti dei pazienti.

Le mani strette negli ultimi istanti di vita.

Le notti in cui aveva pensato di non farcela.

Capì che tutto quel dolore non era stato inutile.

Lo aveva trasformato.

Fu allora che il pavimento tremò.

Appena.

Come un respiro.

La bussola vibrò.

L’ago iniziò a ruotare.

Una volta.

Due.

Tre.

Poi si fermò.

Non indicava più Boruma.

Indicava il Libro.

Il Libro si aprì da solo.

Le pagine iniziarono a voltarsi.

Sempre più velocemente.

Finché si fermarono su una pagina completamente bianca.

L’uomo impallidì.

«No…»

Il Custode fece un passo avanti.

«Che cosa significa?»

L’uomo chiuse gli occhi.

Quando li riaprì sembravano più antichi del mare.

«Significa che la Casta ha fatto la sua prima mossa.»

Nello stesso istante…

sulla pagina bianca comparve lentamente una sola parola.

POSILLIPO.

Nessuno parlò.

Boruma strinse la bussola.

Rosy lo guardò.

Senza dire nulla.

Perché entrambi avevano capito.

Il viaggio non li stava conducendo verso un luogo.

Li stava conducendo verso un ricordo che avrebbe cambiato per sempre le loro vite.

Fuori, il mare di Napoli continuava a respirare.

Come se conoscesse già il resto della storia.


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